Dinontorganica
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| «Mi muovo tra idee, persone e progetti. Là dove gli altri altri vedono confini, io costruisco connessioni.» |
⚙️ DINONTORGANICA: LO SPIRITO CHE DISPIEGA IL METODO.
Vi è un modo di raccontare una persona che consiste nel metterne in fila le esperienze: date, studi, incarichi, professioni, pubblicazioni e attività associative. È una ricostruzione utile, talvolta indispensabile, ma non sempre sufficiente a restituire il senso di una vita. Le esperienze umane, infatti, raramente si sviluppano lungo un percorso perfettamente lineare. Interessi diversi possono convivere, attività apparentemente distanti possono incontrarsi e alcune scelte possono acquistare significato soltanto a distanza di anni. Ciò che, osservato dall'esterno, può sembrare frammentario o persino contraddittorio, talvolta rivela connessioni che non erano immediatamente riconoscibili. È in questa prospettiva che si colloca l'interesse di Franco Faggiano per la Dinontorganica, la prospettiva filosofica elaborata da Tommaso Demaria che gli ha offerto una chiave interpretativa della realtà e un riferimento teorico nel percorso verso la progettazione sociale. Perché il Medioevo, l'arcieria, il rapporto con gli animali, il pellegrinaggio, la tecnologia, la cultura e la progettazione sociale dovrebbero necessariamente appartenere a compartimenti separati? E se, anziché considerarli frammenti di un percorso disordinato, fosse possibile comprenderli attraverso le relazioni che li collegano? Questa pagina nasce per esplorare tale possibilità: non per dimostrare che ogni esperienza debba ricondursi a un'unica spiegazione, ma per proporre uno sguardo capace di ricercare connessioni, significati e potenzialità nella complessità della realtà.
La Dinontorganica è una prospettiva di pensiero sviluppata dal sacerdote salesiano e filosofo Tommaso Demaria. La sua riflessione si concentra sulla realtà considerata nel suo divenire storico e nella sua dimensione organica: non una semplice somma di elementi isolati, ma una realtà nella quale le parti si comprendono anche attraverso le relazioni che intrattengono tra loro.
Il termine richiama tre dimensioni fondamentali:
Dinamica: la realtà è in divenire. Persone, gruppi e comunità attraversano trasformazioni, rispondono agli eventi e si confrontano continuamente con nuove condizioni.
Ontologica: la riflessione riguarda l'essere e la natura profonda della realtà, andando oltre la sola descrizione delle sue manifestazioni esteriori.
Organica: gli elementi della realtà non sono comprensibili soltanto individualmente, perché le relazioni e il contesto concorrono a determinarne il significato.
Queste tre dimensioni suggeriscono una lettura che non si arresta all'apparenza immediata dei fenomeni, ma cerca di comprenderne la struttura, le trasformazioni e le interdipendenze. Una famiglia, un'associazione, un'organizzazione o un'intera comunità, per esempio, non possono essere comprese soltanto attraverso l'elenco dei loro componenti o l'esame isolato dei singoli comportamenti. Occorre considerare anche la storia condivisa, le regole esplicite e implicite, i legami, i conflitti, le aspettative e le condizioni ambientali entro cui si sviluppano le relazioni. L'immagine dell'organismo può aiutare a cogliere questa complessità. A differenza di una rappresentazione puramente meccanica, essa richiama l'interdipendenza tra le parti e la capacità di un insieme di modificarsi nel tempo. Tuttavia, una comunità umana non è un organismo biologico in senso letterale: le persone possiedono intenzioni, responsabilità, interessi e libertà che non possono essere ridotti al funzionamento di un sistema. La metafora organica è dunque uno strumento interpretativo, non una spiegazione automatica di ogni fenomeno sociale.
Considerare la realtà in una prospettiva organica significa domandarsi non soltanto che cosa accade, ma anche come, perché e in quale rete di relazioni un determinato fenomeno prende forma. Un conflitto, per esempio, può essere il risultato di interessi divergenti, esperienze pregresse, aspettative disattese o risorse distribuite in modo diseguale. Limitarsi a individuare il comportamento del singolo può non essere sufficiente a comprendere ciò che sta accadendo. Al tempo stesso, ricondurre ogni responsabilità al contesto rischierebbe di trascurare la libertà e le decisioni individuali. Una lettura relazionale cerca quindi di tenere insieme le diverse dimensioni, senza confonderle e senza attribuire preventivamente ragione a una di esse. Lo stesso vale per le contraddizioni. Non tutte sono necessariamente errori da eliminare: alcune rivelano tensioni reali, passaggi incompiuti o esigenze che non hanno ancora trovato una composizione. Comprenderle non significa giustificarle, ma indagarne l'origine e valutarne le conseguenze. Anche la ripetizione di comportamenti, temi e orientamenti può offrire indicazioni importanti. Quando uno stesso interesse ricompare in esperienze differenti, può suggerire una continuità di fondo. Ma questa continuità deve emergere dall'analisi, non essere imposta al racconto per renderlo artificialmente coerente. La prospettiva organica invita, in definitiva, a non isolare prematuramente gli elementi della realtà, senza per questo rinunciare alla distinzione, alla verifica e al giudizio critico.
Un'altra questione riguarda il rapporto tra chi osserva e ciò che viene osservato. Nello studio delle persone e delle comunità, lo sguardo di chi analizza non è mai del tutto estraneo al proprio oggetto. Le domande formulate, le esperienze personali, le conoscenze acquisite e le categorie utilizzate contribuiscono a orientare l'interpretazione. Riconoscere questa condizione non significa sostenere che tutte le interpretazioni abbiano lo stesso valore, né che la partecipazione personale sia sempre preferibile al distacco. Significa, piuttosto, rendere esplicito il punto di vista dal quale si osserva, distinguendo i fatti documentabili dalle interpretazioni e dalle valutazioni. L'esperienza diretta può offrire conoscenze preziose, soprattutto quando consente di comprendere linguaggi, consuetudini e significati difficilmente accessibili dall'esterno. Al contempo, il coinvolgimento può generare aspettative, pregiudizi o letture parziali. Per questo richiede riflessività, confronto e disponibilità a rivedere le proprie conclusioni. La credibilità di una persona, di un progetto o di un'organizzazione non dipende soltanto dai titoli posseduti, ma neppure dalla sola coerenza dichiarata tra pensiero e azione. Si costruisce attraverso competenze, comportamenti, risultati, trasparenza e capacità di assumersi responsabilità. La Dinontorganica, nella prospettiva qui proposta, sollecita a considerare insieme queste dimensioni, senza sostituire l'analisi dei fatti con la fiducia personale o con la sola dichiarazione di buone intenzioni.
Tommaso Demaria * nacque a Vezza d'Alba, in provincia di Cuneo, il 21 novembre 1908. Salesiano, sacerdote e studioso, sviluppò nel corso della propria attività una riflessione filosofica e sociale incentrata sul realismo dinamico e sulla dimensione organica della realtà. Negli anni Sessanta promosse il Movimento Ideoprassico Dinontorganico (M.I.D.), contribuendo alla diffusione di una prospettiva che intendeva collegare la riflessione teorica all'azione concreta. Il suo pensiero ha trovato espressione in numerosi scritti, tra i quali si colloca la Trilogia del Realismo Dinamico. In questo contesto, La realtà storica come Superorganismo Dinamico rappresenta un riferimento centrale per comprendere la sua concezione della realtà storica e sociale. La sua riflessione si inserisce in un orizzonte culturale legato alla tradizione filosofica tomista, ma si confronta anche con la necessità di interpretare le trasformazioni della società contemporanea. Il punto di interesse, per chi si avvicina oggi a Demaria, è il tentativo di superare una visione esclusivamente individualistica o frammentaria della realtà, mettendo in evidenza il rapporto tra persone, comunità, storia e dimensione collettiva. Questa prospettiva merita di essere conosciuta nel suo contesto originario, attraverso lo studio diretto delle opere e delle interpretazioni sviluppate nel tempo. Non è necessario condividerne ogni presupposto per riconoscere l'importanza della domanda che pone: è possibile comprendere adeguatamente una realtà senza considerare le relazioni che la costituiscono?
* Per approfondire la biografia e il pensiero dell'autore, è possibile consultare la pagina dedicata a Tommaso Demaria su Wikipedia, utilizzandola come punto di partenza per ulteriori letture.
Per molto tempo, la varietà delle esperienze maturate da Franco Faggiano ha rappresentato anche una difficoltà di rappresentazione. La tecnologia, il mondo aerospaziale, l'informatica, le assicurazioni, la storia, la divulgazione culturale, l'arcieria e le attività associative sembravano appartenere a universi professionali e personali distinti. Come organizzare esperienze tanto diverse in un percorso comprensibile, senza ridurne la ricchezza a un semplice elenco? Come evitare che la loro pluralità fosse scambiata per mancanza di direzione? L'incontro con il pensiero di Demaria ha offerto a Faggiano una chiave interpretativa con cui rileggere questa pluralità. L'attenzione si è spostata dalle singole esperienze alle relazioni tra esse: dalla capacità di osservare sistemi complessi alla possibilità di mettere in comunicazione competenze differenti, riconoscere risorse e bisogni e cercare connessioni tra persone, idee e contesti. Non si tratta di sostenere che la Dinontorganica spieghi da sola una vita, né che ogni passaggio di un percorso personale sia stato necessariamente coerente o orientato verso un obiettivo già definito. Piuttosto, questa prospettiva ha contribuito a riconoscere possibilità di sintesi e a dare una nuova direzione a competenze maturate in ambiti differenti. Da questa riflessione è maturata la scelta di dedicarsi alla progettazione sociale e di assumere il profilo professionale di Esperto di Progettazione Sociale (EPS) **. Non principalmente per costruire una nuova carriera, ma per mettere a disposizione della collettività esperienze, conoscenze e capacità accumulate nel tempo, cercando di trasformarle in contributi utili alla comprensione dei bisogni e allo sviluppo delle comunità. La progettazione sociale, in questa prospettiva, non consiste semplicemente nell'individuare un problema e applicare una soluzione prestabilita. Richiede di comprendere il contesto, ascoltare le persone coinvolte, riconoscere le risorse disponibili, analizzare le criticità e costruire interventi adeguati alle condizioni concrete. Il profilo EPS è qui inteso come una funzione professionale orientata all'analisi dei bisogni collettivi e delle dinamiche comunitarie, alla progettazione di interventi e alla ricerca di possibilità di cambiamento. Non coincide necessariamente con quello del sociologo, né sostituisce le competenze specialistiche richieste dai diversi ambiti di intervento. Nel percorso di Faggiano, la Dinontorganica costituisce un riferimento teorico che si affianca all'esperienza, allo studio e agli strumenti di analisi sociale. Non è un titolo professionale, né una metodologia che possa garantire, da sola, la qualità di un progetto.
** Per le informazioni relative al percorso, alle attività e al profilo EPS, è possibile consultare anche il sito dell'ASI – Associazione Sociologi Italiani.
Una prospettiva teorica acquista valore operativo quando contribuisce a orientare domande, scelte e comportamenti. È in questo passaggio che Faggiano cerca di tradurre il proprio riferimento alla Dinontorganica nella progettazione sociale.
1. Ascoltare il territorio nella sua storia e nelle sue relazioni
Quando si affronta un contesto — un quartiere, un'associazione, un gruppo di cittadini o una comunità — è importante non fermarsi ai problemi immediatamente visibili. Occorre considerare la storia del luogo, le esperienze che ne hanno segnato l'evoluzione, le relazioni esistenti, i conflitti, le aspettative e i bisogni espressi o ancora poco riconosciuti. L'ascolto può avvalersi di strumenti differenti, dalla consultazione della documentazione alla raccolta di testimonianze, dai questionari alle interviste, fino all'osservazione sul campo e, quando pertinente, alle pratiche etnografiche e netnografiche. La scelta degli strumenti dipende dal contesto, dagli obiettivi e dalle risorse disponibili. Nessuna tecnica, da sola, restituisce l'intera complessità di una comunità.
2. Riconoscere e mettere in relazione le risorse
Una comunità non è definita soltanto dai suoi problemi. Può disporre di competenze, esperienze, iniziative spontanee, reti di solidarietà e conoscenze locali che non sempre sono riconosciute o valorizzate. La progettazione può contribuire a individuare queste risorse, comprendere quali siano effettivamente accessibili e favorire, quando possibile, la collaborazione tra soggetti che operano separatamente. Non significa presumere che una comunità possieda sempre al proprio interno tutto ciò di cui ha bisogno. Significa evitare di considerarla esclusivamente come destinataria passiva di interventi esterni e coinvolgerla, per quanto possibile, nella definizione delle risposte.
3. Leggere le criticità senza semplificarle
Le difficoltà sociali raramente hanno una sola causa. Un problema può derivare dall'intreccio di condizioni economiche, culturali, organizzative, relazionali e istituzionali. Una progettazione consapevole cerca di distinguere i diversi fattori, individuare le responsabilità e valutare le possibili conseguenze delle azioni proposte. Non ogni conflitto può essere risolto attraverso il dialogo, così come non ogni cambiamento può essere ottenuto esclusivamente mobilitando le risorse locali. L'obiettivo è comprendere la situazione con sufficiente profondità da evitare risposte standardizzate e formulare interventi realistici, sostenibili e verificabili.
4. Favorire la partecipazione e valutare i risultati
Mettere in relazione persone, organizzazioni e idee può aprire opportunità che, prese singolarmente, non sarebbero emerse. Laboratori, tavoli di confronto, percorsi formativi e altre occasioni di partecipazione possono contribuire a costruire una visione condivisa e a individuare azioni concrete. La partecipazione, tuttavia, non è un valore puramente formale: richiede ascolto effettivo, chiarezza sugli obiettivi e attenzione alle differenze di potere e alle possibilità reali di contribuire. Anche i risultati devono essere valutati. Un progetto non è efficace soltanto perché nasce da buone intenzioni o da una visione teorica coerente: occorre verificare ciò che è stato realizzato, quali effetti abbia prodotto, quali limiti siano emersi e che cosa possa essere migliorato. In questa prospettiva, la Dinontorganica richiama l'attenzione sulla comunità come realtà dinamica e relazionale, mentre gli strumenti della progettazione sociale consentono di tradurre l'analisi in ipotesi operative, azioni e valutazioni.
Le possibili obiezioni: una prospettiva non è una prova
Una domanda legittima potrebbe essere questa: la Dinontorganica non rischia di diventare una chiave interpretativa attraverso la quale ricondurre qualsiasi esperienza a una medesima visione? Il rischio esiste per ogni prospettiva teorica quando viene utilizzata in modo rigido, selettivo o autoreferenziale. Se ogni elemento viene interpretato soltanto per confermare l'idea iniziale, il pensiero smette di interrogare la realtà e finisce per proteggersi da ogni possibile obiezione. Per questo è importante distinguere tra il significato attribuito alle esperienze e la possibilità di verificare i fatti sui quali l'interpretazione si fonda. Una ricostruzione biografica può essere personale e selettiva, ma le informazioni fattuali devono rimanere verificabili. Un progetto può essere ispirato da valori e convinzioni, ma le sue scelte e i suoi risultati devono poter essere discussi. La Dinontorganica non deve essere presentata come una dimostrazione della correttezza di ogni scelta personale, né come una garanzia automatica di efficacia professionale. Nel percorso di Faggiano rappresenta una prospettiva di riferimento, da affiancare alla conoscenza dei contesti, al confronto con altre interpretazioni, all'esperienza e alla valutazione critica. Il lettore non è quindi invitato a sospendere il proprio giudizio, ma a considerare il percorso nel suo insieme, distinguendo i fatti dalle interpretazioni e lasciando spazio alla possibilità di comprendere connessioni che una lettura esclusivamente frammentaria potrebbe non cogliere.
La Dinontorganica ha contribuito a modificare il modo in cui Franco Faggiano considera la pluralità delle esperienze, le relazioni tra le persone e le possibilità di intervento nelle comunità. Gli ha offerto una prospettiva con cui interrogare la realtà, non una formula capace di risolverne automaticamente la complessità. È anche in questo senso che va interpretato il titolo della pagina: lo spirito che dispiega il metodo. Lo spirito è l'orientamento di fondo, il quadro di riferimento che suggerisce quali domande porre e quali relazioni cercare; il metodo è l'insieme degli strumenti e dei procedimenti attraverso cui l'analisi e la progettazione prendono forma concreta. La prospettiva teorica non sostituisce il metodo, così come il metodo non può prescindere dalla conoscenza della realtà alla quale viene applicato. La scelta di Faggiano di dedicarsi alla progettazione sociale nasce dalla convinzione che le esperienze, anche quando provengono da ambiti differenti, possano diventare risorse da condividere. Non per ricondurre ogni aspetto della vita a un disegno prestabilito, ma per trasformare ciò che si è appreso in un contributo utile agli altri. Il suo percorso rimane così aperto all'apprendimento, alla costruzione di connessioni e alla condivisione di competenze e conoscenze al servizio della comunità, nella consapevolezza che ogni progetto resta esposto al confronto, alla verifica e al cambiamento. Per approfondire il pensiero che orienta questa prospettiva, il punto di partenza rimane lo studio di Tommaso Demaria e della sua opera. Per conoscere come questo riferimento si inserisca nel percorso personale e professionale di Franco Faggiano, è possibile leggere la biografia relazionale e gli altri contenuti dedicati alla progettazione sociale. La Dinontorganica, in questa lettura, non è una conclusione alla quale ricondurre ogni esperienza, ma una domanda che continua ad accompagnare l'osservazione della realtà: quali relazioni rendono comprensibile ciò che, a prima vista, sembra soltanto frammentario?
Approfondimenti
Articolo su L'Eco di Pavia: «Dinontorganica e progettazione sociale: un metodo per leggere le comunità»
Articolo su L'Eco di Savona: «Il progetto Elsewhere come realizzazione operativa della Dinontorganica»
Articolo sul blog di Pier Carlo Lava: «Case study: il progetto Elsewhere come realizzazione operativa della Dinontorganica»
Articolo sul blog di Pier Carlo Lava: «La rivoluzione della "Dinontorganica"»
Articolo su Solidarietà News: «Una via per rigenerare la Società e l'Impresa»
Articolo su Sociologia On Web: «Verso una Sociologia costruttiva: il realismo dinamico e la progettazione sociale dinontorganica»
Articolo su Pagina Tre: «Acta non verba: l'eredità di Tommaso Demaria e la sorpresa della Dinontorganica»
Articolo su Italia News Post: «Il Realismo Dinamico di Tommaso Demaria»
