Dinontorganica

 DINONTORGANICA: LO SPIRITO CHE DISPIEGA IL METODO. 

 

Dinontorganica: perché questo blog di Franco Faggiano non è un curriculum vitae tradizionale. 



Vi siete mai trovati a leggere la biografia di qualcuno e a pensare che sembrasse più la lista dei pezzi di ricambio di una macchina che la storia di una persona? Un elenco asettico di date, titoli e incarichi, da cui ogni traccia di vita vissuta, di passione, di disordine è stata accuratamente rimossa.

Ecco, Franco Faggiano non riesce. Non può raccontarsi così, come se fosse un manuale di istruzioni. Per questo, leggendo questo blog, potreste avere l’impressione di trovarvi davanti a un «miscuglio» strano: il Medioevo, i suoi cani, l’arcieria, un pellegrinaggio e tanto altro. 

Questa pagina è la chiave per capire perché, in realtà, non c’è nessun miscuglio.

Cos’è la Dinontorganica
 
La Dinontorganica è un metodo di analisi della realtà – sociale, umana, comunitaria – elaborato dal pensatore Tommaso Demaria. Non è una filosofia astratta né una teoria complicata. È un modo diverso di guardare le persone, i gruppi, le aziende e le comunità.

Il termine stesso, coniato da Demaria negli anni Sessanta, ci aiuta a capirne il significato. È una parola composta che unisce tre concetti:

- Dinamico: perché tutto è in movimento, in un continuo divenire. Niente è statico o immutabile.

- Ontologico: perché si occupa dell’essenza, di ciò che le cose sono veramente, non solo di come appaiono.

- Organico: perché ogni elemento è in relazione con gli altri, come le membra di un unico corpo vivente.

L’idea di fondo è semplice e potente: ogni gruppo (una famiglia, un’associazione, un’azienda, un’intera comunità) funziona come un organismo vivente, non come una macchina.

Una macchina ha pezzi separati e intercambiabili: se uno si rompe, tutto si blocca in attesa di una sostituzione. Un organismo, invece, reagisce, si adatta, si riorganizza. Se un arto è ferito, il corpo intero si mobilita per proteggerlo e guarirlo. Le difficoltà non sono guasti, ma stimoli per cambiare. Le contraddizioni non sono errori, ma energie da comprendere e orientare.

Da questa idea ne derivano altre due, altrettanto importanti:

1. Chi osserva non è mai fuori dal quadro. Non esiste uno sguardo completamente neutrale. Quando si parla di Franco Faggiano o della sua comunità, fa parte di ciò che descrive. Questo non è un limite: è una ricchezza. La conoscenza più autentica nasce dal coinvolgimento, non da un distacco freddo e asettico.

2. La credibilità si basa sulla coerenza, non solo sui certificati. Ciò che rende una persona affidabile non è solo l’elenco dei suoi titoli, ma soprattutto la corrispondenza profonda tra ciò che dice, ciò che ha vissuto e ciò che fa.

Un’azienda che adotta la filosofia dinontorganica, per esempio, non punta esclusivamente al profitto, ma integra valori profondi come lo sviluppo umano e sociale. Non cerca il massimo utile a breve termine, ma il benessere duraturo di chi ci lavora, di chi compra i suoi prodotti e della comunità in cui opera. È un modo di fare impresa che guarda lontano.

Tommaso Demaria: un pioniere del futuro

Tommaso Demaria nasce a Vezza d'Alba (Cuneo) il 21 novembre 1908. Entra nella congregazione salesiana, studia a Roma alla Pontificia Università Gregoriana e viene ordinato sacerdote nel 1934. Per quasi quarant’anni, dal 1940 al 1979, insegna Filosofia, Teologia e Sociologia presso la Facoltà di Teologia del Pontificio Ateneo Salesiano di Torino e Roma.

Negli anni Sessanta fonda il Movimento Ideoprassico Dinontorganico (M.I.D.), che in seguito diventerà l’associazione Nuova Costruttività, ancora oggi attiva nella promozione e divulgazione del suo pensiero.

La sua opera principale, in cui ha condensato decenni di riflessione, è la Trilogia del Realismo Dinamico. In particolare, il terzo volume, "La realtà storica come Superorganismo Dinamico", è il testo fondativo di ciò che chiamiamo Dinontorganica.

Demaria è stato un uomo singolare, un pensatore profondo, descritto da chi lo ha conosciuto come una persona capace, con le sue passeggiate silenziose, di «ruminare» pensieri, di scavare nella realtà con pazienza per coglierne il senso più autentico. La sua intuizione più originale è che la vera concretezza non è quella dell’oggetto isolato, ma quella della comunità. È nel rapporto con gli altri, nell’integrazione con il passato e nell’apertura al futuro che la persona si realizza pienamente. Il suo pensiero, pur radicato nella tradizione tomista che conosceva profondamente, era proiettato verso il futuro. Era un «pioniere del futuro», come lo ha definito il Bollettino Salesiano, un uomo che ha saputo gettare ponti tra la metafisica classica e le sfide del mondo contemporaneo.

Nota: per un approfondimento completo sulla sua vita e il suo pensiero, si consiglia di consultare la pagina dedicata a Tommaso Demaria su Wikipedia.

Perché questo ha portato Franco Faggiano a diventare EPS

Per lungo tempo ha vissuto la ricchezza e la varietà delle sue esperienze come un peso, quasi fossero un’intrusa da nascondere in un curriculum. «Sono troppo diverse, troppo strane. Non convincerà mai nessuno».

Poi ha incontrato il pensiero di Tommaso Demaria. E ha capito che non doveva nascondere la sua complessità, ma metterla al servizio della comunità. Il «miscuglio» non era un difetto, era la sua natura di organismo vivente. E la Dinontorganica gli ha dato la lente per vederlo.

Così ha deciso di diventare EPS – Esperto di Progettazione Sociale. Cosa significa? È un professionista che analizza i bisogni collettivi e progetta interventi per migliorare la vita delle comunità, trasformando problemi in opportunità di cambiamento positivo. Il suo titolo EPS è stato ufficialmente riconosciuto, previa attenta valutazione dei requisiti necessari forniti, con iscrizione all’apposito ruolo dell’ASI (Associazione Sociologi Italiani), l’unica associazione professionale in Italia riconosciuta dal Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy). È un attestato di competenza che conferma la sua preparazione in questo campo.

Come applica la Dinontorganica nel suo lavoro di EPS

1. L’ascolto del territorio come organismo. Quando si trova ad analizzare un nuovo contesto – un quartiere, un’associazione, un gruppo di cittadini – non parte da ricette prefabbricate o da schemi rigidi. Cerca di ascoltare e capire quali sono le sue «memorie» (la sua storia, le esperienze che l’hanno plasmata), le sue «tensioni» (i conflitti latenti o le difficoltà inespresse) e le sue «risorse nascoste» (competenze, passioni, relazioni già esistenti, ma spesso inutilizzate, che aspettano solo di essere messe in rete).

2. La connessione delle energie. Una volta comprese queste dinamiche, il suo compito è quello di facilitare, non di imporre. Non crede nelle soluzioni calate dall’alto, ma nella forza delle idee che nascono dal basso, dal confronto e dalla collaborazione. Organizza occasioni di incontro – laboratori, tavoli di lavoro, percorsi formativi – con l’obiettivo di mettere in relazione persone e idee che prima stavano separate. La comunità possiede già al suo interno le energie per trovare la sua strada: lui si limita ad aiutarla a metterle in connessione.

In questo modo, la Dinontorganica diventa uno strumento pratico: gli ricorda che non esiste una soluzione uguale per tutti, che ogni comunità ha il suo ritmo, le sue specificità e le sue contraddizioni. Il suo ruolo non è quello del tecnico che esegue un protocollo identico per ogni situazione, ma quello dell’accompagnatore che aiuta un organismo vivente a ritrovare il suo equilibrio e la sua direzione.
 
Le vostre perplessità  

«La Dinontorganica sembra una scusa per non dimostrare nulla» – Al contrario, è la lente che gli permette di dare un senso a tutto ciò che ha fatto, trasformando le sue esperienze in un metodo. Non nasconde nulla, anzi: offre tutto se stesso, con i suoi successi e anche con le sue difficoltà. E questa trasparenza, è la base di ogni rapporto professionale solido.