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DINONTORGANICA, EPS: UNA BIOGRAFIA RELAZIONALE.
Franco Faggiano non è un uomo da “giudicare” con criteri accademici esterni, ma un caso significativo di applicazione pre-riflessiva dei principi della Dinontorganica, divenuto infine aperto e consapevole attraverso l’incontro con il pensiero di Tommaso Demaria.
Nato a Torino nel 1962 da genitori pugliesi, Franco Faggiano cresce in una famiglia nella quale convivono senso del dovere, memoria storica e sensibilità culturale. Il padre, dipendente della compagnia telefonica nazionale ed ex combattente negli anni drammatici compresi tra il 1943 e il 1947, gli trasmette il valore della disciplina, della responsabilità e del rispetto per la storia vissuta; la madre, casalinga ma dotata di una profonda vena creativa, coltiva la passione per la poesia, la scrittura e la sartoria amatoriale applicata all’arredo d’interni, alimentando nel figlio quella dimensione immaginativa e umanistica che, nel tempo, avrebbe profondamente segnato il suo carattere.
Dal 1990 vive con la propria famiglia a Ostuni, città scelta non soltanto come luogo in cui abitare, ma come spazio esistenziale nel quale ritrovare una dimensione più autentica della vita. Franco Faggiano rappresenta oggi una figura difficilmente racchiudibile in una sola definizione: divulgatore culturale, studioso della memoria storica, organizzatore, formatore, uomo di volontariato, appassionato di outdoor education e progettista sociale. Il suo percorso appare come un lungo viaggio composto da esperienze differenti ma profondamente collegate tra loro, unite da una costante ricerca di autenticità, relazioni umane e senso comunitario.
Il trasferimento in Puglia, all’inizio degli anni Novanta, non fu soltanto una scelta professionale, ma soprattutto una scelta di vita. Dopo essere cresciuto nella Torino industriale del quartiere Santa Rita, immerso nella realtà urbana e operaia di una città in piena trasformazione economica e sociale, decide di trasferirsi a Ostuni — dove, qualche anno più tardi, si sposa e nasce sua figlia — attratto dall’idea di un’esistenza più “a misura d’uomo”. A conquistarlo non furono soltanto i ritmi più umani e il forte senso di comunità tipico del Sud, ma anche la luce della Valle d’Itria, il meraviglioso stile barocco del Salento, il mare Adriatico, gli ameni colli, il clima mediterraneo e il fascino senza tempo del centro storico della Città Bianca, con le sue case antiche e i vicoli sospesi tra Oriente e Occidente.
A questa motivazione esistenziale si unì anche l’opportunità professionale di intraprendere un percorso di carriera all’interno di un’azienda internazionale con sede a Taranto, operante nel settore del software aerospaziale. Un’esperienza altamente qualificante che gli consentì di confrontarsi con progetti collegati ad agenzie spaziali, contribuendo ad arricchire ulteriormente il suo bagaglio organizzativo, tecnologico e gestionale.
Fino ai giorni nostri, sviluppa anche una consolidata esperienza nel settore assicurativo, ambito nel quale opera da circa vent’anni. Iscritto al Registro Unico degli Intermediari Assicurativi e Riassicurativi (RUI IVASS), sezione E, ha maturato competenze nella consulenza assicurativa e nella gestione relazionale con clienti e realtà professionali, integrando anche in questo settore quell’approccio umano e comunicativo che caratterizza il suo percorso personale e professionale.
La sua curiosità verso il mondo, la storia e l’avventura si manifesta molto presto. La passione per il Medioevo nasce infatti quando ha appena sei anni, grazie a un’enciclopedia acquistata a fascicoli settimanali e fortemente desiderata, Storia delle Crociate, illustrata dalle celebri incisioni di Gustave Doré, e alla visione di un noto sceneggiato televisivo dell’epoca in bianco e nero, Thibaud, il cavaliere bianco, ambientato in Terra Santa. Quelle immagini di cavalieri, arcieri, castelli, deserti, viaggi e ordini monastico-cavallereschi accendono nell’immaginazione del bambino un interesse destinato a non spegnersi più.
Da allora il Medioevo diventa per lui non soltanto un periodo storico da studiare, ma un universo simbolico e culturale attraverso cui interpretare valori come il coraggio, il senso del viaggio, la disciplina, l’onore, la spiritualità e il legame profondo tra individuo e comunità.
Accanto alla passione storica si sviluppa, sin da giovanissimo, una forte inclinazione verso lo sport e le attività outdoor. Pratica numerose discipline, tra cui calcio e baseball, vivendo lo sport non soltanto come competizione, ma come esperienza collettiva e formativa. Si appassiona inoltre agli scacchi e al Subbuteo, attività che in quegli anni diventano occasioni di socialità, confronto e costruzione di amicizie.
Parallelamente cresce il suo rapporto con la natura, vissuta come spazio di libertà, introspezione e ricerca personale. L’alpinismo, la mountain bike, l’escursionismo e la pesca a mosca sui torrenti diventano, negli anni, esperienze fondamentali del suo percorso umano, contribuendo a rafforzare il legame con l’ambiente naturale e con una dimensione più essenziale dell’esistenza.
In questo rapporto profondo con la natura e con il mondo animale, un ruolo speciale è sempre stato occupato dai cani e dai gatti. Nel corso della vita Franco Faggiano ha condiviso il proprio cammino con diversi lupoidi, molossoidi e felini domestici, considerandoli non semplici animali, ma autentici membri della famiglia. Per lui i “pelosi” rappresentano molto più di una passione: incarnano uno stile di vita fondato sulla relazione, sull’empatia, sulla fedeltà e sulla condivisione quotidiana. Il legame costruito con loro ha influenzato profondamente anche il suo approccio umano e relazionale, rafforzando quella sensibilità verso il concetto di branco, comunità e cooperazione che ritorna in molte delle sue attività outdoor e progettuali.
Fin dall’adolescenza frequenta associazioni sportive e culturali, maturando precocemente capacità organizzative e relazionali. Ancora prima della maggiore età fonda persino una squadra di calcio dilettantistica, riuscendo autonomamente a reperire giocatori, sponsor e collaborazioni fino a iscriverla a un campionato ufficiale di categoria. Un’esperienza che, riletta oggi, appare quasi una premessa naturale del suo futuro impegno nella costruzione di reti relazionali e progettualità comunitarie.
Alla formazione tecnica in elettromeccanica — scelta inizialmente per la grande passione verso le ricetrasmissioni e le tecnologie applicate — affianca successivamente studi universitari in scienze religiose, anche con l’obiettivo di comprendere appieno le dinamiche e le influenze sviluppatesi nella storia attraverso le religioni. Dal 1982, con l’acquisto del suo primo computer, sviluppa inoltre un forte interesse per l’informatica e le nuove tecnologie, intuendone precocemente le potenzialità relazionali e comunicative.
Nel tempo costruisce un percorso culturale multidisciplinare alimentato da corsi specialistici, ricerca personale e approfondimenti continui. La sua formazione non segue mai una logica esclusivamente accademica, ma nasce dalla convinzione che il sapere debba essere vissuto come esperienza permanente di crescita umana. Il lavoro culturale e divulgativo svolto negli anni gli vale anche il conferimento di una laurea honoris causa in scienze storiche.
Singolare e quasi emblematico appare anche il suo rapporto precoce con i libri antichi e la ricerca documentale. Da ragazzo frequenta biblioteche e archivi torinesi utilizzando parte delle “paghette” ricevute dai genitori per realizzare fotocopie di testi storici, religiosi e filosofici che ritiene particolarmente significativi, costruendo nel tempo una personale raccolta di materiali e documenti. Un gesto semplice ma rivelatore di una curiosità intellettuale intensa e fuori dal comune.
Negli anni successivi al servizio militare e precedenti al trasferimento in Puglia, sviluppa anche una significativa esperienza nel volontariato sindacale all’interno di organizzazioni di categoria legate al mondo industriale. Si dedica infatti ad attività orientate al miglioramento delle condizioni lavorative, della sicurezza e delle relazioni umane nei contesti produttivi, maturando una sensibilità particolare verso i temi della tutela della persona nell’ambiente di lavoro. Queste competenze verranno successivamente consolidate anche sul piano professionale attraverso incarichi come responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) e responsabile delle squadre interne antincendio e di pronto soccorso aziendale. In questo ambito aderisce inoltre all’Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza (AIAS), sviluppando ulteriormente competenze organizzative, formative e gestionali legate alla sicurezza e alla prevenzione.
La memoria storica, la cultura e la divulgazione diventano progressivamente componenti centrali della sua attività. Per oltre trent’anni collabora con giornali, riviste e realtà editoriali, pubblicando articoli, saggi, reportage e contributi fotografici dedicati alla storia, alle tradizioni popolari, alla spiritualità, ai territori e alla cultura materiale. Nei suoi scritti convivono il ricercatore, il narratore di luoghi e l’osservatore delle dinamiche sociali, con uno stile che tende costantemente a collegare memoria, identità e relazioni umane.
Nel 2006 pubblica il volume Arcieria & Cavalleria (Penne e Papiri, Tuscania), opera storico-religiosa presente nell’archivio nazionale OPAC SBN e conservata in diverse biblioteche italiane. Il libro sintetizza molte delle sue passioni e aree di ricerca: il Medioevo, la simbologia, l’arcieria tradizionale e il rapporto tra disciplina, spiritualità e cultura europea.
La sua vita, tuttavia, non si sviluppa soltanto attraverso lo studio e la scrittura. L’esperienza nell’Aeronautica Militare, svolta durante il servizio militare conseguendo il grado di 1° Aviere, contribuisce a consolidare in lui il senso dell’organizzazione, della responsabilità e dell’appartenenza. Negli anni successivi questi valori trovano continuità nell’ambito dell’associazionismo combattentistico e memoriale, dove assume incarichi nazionali nel Centro XXV Aprile – CEAC-M Italia e nell’Associazione Italiana Combattenti Interalleati. Rappresenta inoltre a Ostuni l’Istituto del Nastro Azzurro e collabora con le realtà associative locali dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra e dell’Associazione Arma Aeronautica. In memoria del padre, combattente del secondo conflitto mondiale e invalido di guerra, promuove anche la creazione di due sezioni commemorative dedicate all’“Aviere R.A. Antonio Faggiano”.
Accanto all’impegno culturale e memoriale si sviluppa una lunga attività nel volontariato e nella protezione civile. Come responsabile del nucleo cinofilo sperimentale del S.E.R. Ostuni e, successivamente, del settore ambiente di T.E.R.A. O.d.V. Ostuni, consolida una visione del territorio inteso non soltanto come spazio geografico, ma come ecosistema umano e sociale da tutelare attraverso partecipazione, responsabilità e collaborazione.
La passione infantile per il Medioevo trova piena espressione concreta nella fondazione della Corporazione Arcieri Storici Medievali, sodalizio nazionale nato nel 1997 e impegnato nella promozione e divulgazione della cultura storica medievale. Dal 1994 opera inoltre come archery trainer e medieval re-enactor, contribuendo alla diffusione della rievocazione storica come esperienza educativa, identitaria e comunitaria.
Per Franco Faggiano l’arcieria non rappresenta semplicemente una pratica sportiva, ma una disciplina — iniziata nel 1985 — capace di unire storia, concentrazione, autocontrollo, ricerca simbolica e relazione umana. È inoltre ideatore e organizzatore del primo archery role game italiano, “Regno d’Hastur”, evento fantasy ispirato all’immaginario epico di J. R. R. Tolkien. Nel corso degli anni organizza anche rievocazioni storiche medievali in diverse località italiane, partecipando parallelamente come relatore a conferenze e incontri dedicati alle sue ricerche storiche e simboliche.
Il rapporto con la natura rimane una componente essenziale del suo percorso. Considerato tra i pionieri del Dog-Trekking in Italia, pratica questa disciplina fin dai primi anni Novanta, diventandone anche guida dell’Associazione Italiana Dog Trekking. Dall’incontro tra escursionismo, relazione uomo-cane e arcieria nasce anche l’“Archery-Dog”, disciplina da lui ideata, così come il progetto “Wolf Pack | Adventure Project”, concepito come esperienza multidisciplinare di trekking, outdoor education e crescita relazionale, nonché altre attività sperimentali.
Nel corso degli anni frequenta numerose realtà associative e culturali, dal Rotary International al Toastmasters International, dalla Libera Associazione Ricercatori Templari Italiani alla Società Tolkieniana Italiana e Biblia, fino al Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale e all’Associazione Sociologi Italiani. In tutte queste esperienze emerge una costante: il desiderio di creare connessioni tra persone, idee e comunità differenti.
Tra le esperienze personali più significative vi è il Cammino di Santiago, affrontato lungo il Cammino Portoghese e vissuto come esperienza culturale, spirituale e profondamente umana. Il tema del cammino, del viaggio e dell’incontro ritorna infatti costantemente nella sua esistenza, quasi come metafora della ricerca personale e collettiva.
Negli ultimi anni il suo percorso converge sempre più nell’ambito della sociologia relazionale e della progettazione sociale. In qualità di Esperto di Progettazione Sociale (EPS), socio dell’Associazione Sociologi Italiani, segretario organizzativo della Macrodeputazione ASI “Nordovest” e direttore vicario del laboratorio ASI “The Elsewhere Project”, sviluppa attività orientate alla costruzione di reti collaborative, partecipazione civica e coesione comunitaria, dando forma e continuità all’esperienza accumulata nel corso degli anni tanto sul piano professionale quanto su quello umano, associativo e sportivo.
Nel suo approccio la sociologia non è soltanto disciplina teorica, ma uno strumento concreto capace di collegare persone, territori, memorie ed esperienze. Organizzazione, comunicazione pubblica, progettazione culturale, educazione relazionale e networking territoriale diventano così parti integrate di una stessa visione umanistica della società.
La lunga esperienza professionale maturata in oltre quarant’anni — dall’industria aerospaziale al settore assicurativo-finanziario, dall’ICT alla comunicazione e alla scrittura — contribuisce ulteriormente alla costruzione di un approccio interdisciplinare fondato sulla capacità di creare connessioni tra mondi differenti.
Questa visione emerge chiaramente anche nei diversi blog e negli spazi divulgativi da lui curati, tra cui “Reti Sociali & Networking”, progetto dedicato alla sociologia relazionale, alla costruzione di comunità e allo studio delle reti umane e digitali. Attraverso articoli, conferenze, attività divulgative e progettazione culturale promuove percorsi orientati alla ricostruzione del legame sociale in una società sempre più frammentata, caratterizzata da isolamento, perdita della memoria condivisa e impoverimento delle relazioni comunitarie.
Nel pensiero e nell’azione di Franco Faggiano la comunità non è mai una semplice aggregazione di individui, ma un organismo relazionale vivo che necessita di ascolto, partecipazione, memoria, collaborazione e connessioni autentiche.
È proprio questa idea a rappresentare il filo rosso che attraversa tutta la sua esistenza: dall’arcieria storica alla sociologia, dal trekking alla divulgazione culturale, dalla protezione civile alla progettazione sociale.
Figura difficilmente racchiudibile in una sola definizione, Franco Faggiano appare oggi come un costruttore di connessioni umane, un uomo di cammino e memoria che ha trasformato passioni, esperienze e relazioni in strumenti concreti di crescita comunitaria, cultura condivisa e bene comune.
Lungo la vita di Franco Faggiano ecco come le criticità non sono mai state negate, ma trasfigurate.
Ciò che prima poteva apparire come difetto di obiettività diventa, alla luce della Dinontorganica, caratteristica strutturale di una vita che non si lascia ridurre a curriculum, ma si offre come organismo narrativo in cui osservatore, narratore e protagonista coappartengono allo stesso campo relazionale.
Questo curriculum, proprio per la sua natura composita e vissuta, è la testimonianza che Franco Faggiano offre affinché si comprenda il senso profondo del suo essere EPS: mettere le proprie passioni, memorie e relazioni al servizio della comunità, senza altro fine.
Note sulla biografia
Franco Faggiano ha scelto di abbracciare la sociologia e diventare Esperto di Progettazione Sociale (EPS) non per costruire una carriera, ma per mettere a frutto l’intera esperienza della sua vita in qualcosa di utile, lasciando una testimonianza e null’altro. Quanto sopra viene condiviso in via eccezionale, nel rispetto della riservatezza di chi, pur per formazione e convinzione normalmente restio all’esposizione pubblica, ha scelto consapevolmente di fare un’eccezione relazionale.
La Dinontorganica è una prospettiva filosofica elaborata da Tommaso Demaria. Essa propone di leggere ogni esperienza umana, sociale e narrativa non come un insieme di elementi da giudicare separatamente, ma come un organismo relazionale vivente in cui osservatore, narratore e protagonista coappartengono allo stesso campo. In questa cornice, le contraddizioni non sono errori da correggere, ma tensioni organiche da comprendere; la ripetizione non è ridondanza, ma ritmo; la mancanza di verificabilità esterna non è un difetto, ma il segno di una fiducia relazionale che precede ogni certificazione. Chi legge il presente curriculum è invitato a sospendere il giudizio analitico e a lasciarsi attraversare dal racconto come si farebbe con la vita di una persona che si offre interamente, senza barriere ed infingimenti.
Per comprendere pienamente il senso di questa biografia e la scelta di Franco Faggiano di diventare EPS, si consiglia di leggere la pagina dedicata alla Dinontorganica, ovvero lo spirito che dispiega il metodo, nonché la seguente analisi.
Analisi interpretativa *

ANYWHERE | ELSEWHERE | SOMEWHERE

Premessa metodologica
Lo schema che mette in dialogo la dinontorganica di Tommaso Demaria con il binomio Anywhere/Somewhere di David Goodhart non è, nel caso di Franco Faggiano, un'operazione teorica applicata dall'esterno a una biografia qualunque. È, al contrario, la formalizzazione tardiva di una struttura esistenziale che Faggiano ha vissuto — pre-riflessivamente, prima ancora di incontrare il lessico demariano — per oltre sessant'anni. La sua vita si presta con rara nitidezza a questa lettura perché in essa le due polarità di Goodhart non si escludono mai, ma restano costantemente in tensione dinamica, generando quel terzo termine — l'Elsewhere — che è insieme sintesi e superamento.
Somewhere: Ostuni come radicamento scelto
A differenza del Somewhere descritto da Goodhart come dato di nascita e appartenenza non negoziabile, quello di Faggiano è un Somewhere scelto: nato a Torino nel 1962 da una famiglia di origine pugliese, cresciuto nel quartiere di Santa Rita, decide all'inizio degli anni Novanta di trasferirsi a Ostuni — non per necessità professionale, ma come atto esistenziale, alla ricerca di un'esistenza "a misura d'uomo". È qui che costruisce, decennio dopo decennio, un radicamento che si fa impegno concreto: la cura della memoria storica locale, la rappresentanza a Ostuni dell'Istituto del Nastro Azzurro, la collaborazione costante con l'Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra, la fondazione di due sezioni (Centro XXV Aprile - CEAC-M Italia e AICI) commemorative dedicate al padre — aviere e combattente della Seconda guerra mondiale.
Il Somewhere di Faggiano trova la sua espressione più compiuta nella Corporazione Arcieri Storici Medievali, sodalizio da lui fondato nel 1997, dove la passione infantile per il Medioevo — nata a soli sei anni davanti alle incisioni delle Crociate di Gustave Doré — si trasforma in pratica comunitaria di rievocazione storica: un modo di tenere viva, nel presente di un territorio, una memoria condivisa.
Anywhere: le reti che superano il confine
Parallelamente, la traiettoria professionale e associativa di Faggiano lo colloca pienamente nella dimensiona Anywhere. L'esperienza in un'azienda internazionale di software aerospaziale con sede a Taranto lo mette in contatto con progetti legati alle agenzie spaziali; la ventennale attività nel settore assicurativo, lo abitua a costruire relazioni professionali che travalicano il singolo territorio. Oggi, come membro EPS dell'ASI - Associazione Sociologi Italiani, Vicepresidente del Centro XXV Aprile - CEAC-M Italia, opera in una rete che collega sociologia, cultura e progettazione sociale su scala nazionale — una mobilità intellettuale e relazionale che è la cifra propria dell'Anywhere.
Elsewhere: il luogo terzo, generato dalla tensione
È tuttavia nel ruolo di ideatore e direttore del laboratorio territoriale "The Elsewhere Project", con il patrocinio dell'ASI e del Centro XXV Aprile CEAC-M Italia, che le due polarità trovano la loro sintesi vivente. Non a caso Faggiano descrive se stesso con una formula che è insieme dichiarazione di metodo e autoritratto: la sua vocazione è muoversi tra idee, persone e progetti, costruendo connessioni dove altri vedono confini. L'Elsewhere, in questa prospettiva, non è una terza via di compromesso tra locale e globale, ma un organismo relazionale che nasce proprio dall'oscillazione tra le due — esattamente come le frecce che, nello schema, collegano Anywhere, Elsewhere e Somewhere in un movimento continuo e reciproco.
Questa sintesi non è solo teorica: è visibile nel modo in cui Faggiano tiene insieme, senza contraddizione, il rievocatore medievale e il sociologo, l'escursionista cinofilo e il progettista sociale, il pellegrino del Cammino di Santiago e l'organizzatore di reti associative nacionali. È visibile nella Corporazione Arcieri Storici Medievali che, pur profondamente radicata al territorio nostrano, dialoga con un immaginario storico e simbolico che appartiene alla cultura europea nel suo complesso.
La dinontorganica come chiave di lettura
Applicare a questa biografia il paradigma demariano significa decodificare la precisa geometria concettuale illustrata nell'immagine. Sulla destra dello schema, la visione di David Goodhart fotografa la polarità sociologica netta tra chi appartiene a un luogo (Somewhere) e chi appartiene al mondo (Anywhere). Sulla sinistra, la parentesi graffa di Tommaso Demaria si aggancia invece direttamente all'Elsewhere, indicandolo come il vero nucleo della Dinontorganica.
In quest'ottica, l'Elsewhere nella vita di Faggiano non è una collocazione geografica o un'astrazione utopica, ma il punto esatto in cui l'essere (ontos) si fa dinamico (din) e strutturato (organico). Rifiutando di giudicare la sua biografia con i criteri di coerenza lineare propri di un curriculum tradizionale, essa si svela come un vero e proprio "organismo narrativo".
La molteplicità delle sue tessere esistenziali — dall'elettromeccanica alle scienze religiose, dal volontariato sindacale alla protezione civile, dall'arcieria alla sociologia sul campo — cessa di apparire come una dispersione frammentaria. Diventa, al contrario, la manifestazione empirica della cellula dinontorganica demariana: una struttura in cui l'osservatore, il progettista e l'azione sociale coappartengono. Faggiano attiva una sintesi vitale in cui le radici locali (Somewhere) alimentano i flussi globali (Anywhere), ma solo per essere costantemente trasfigurate e messe in movimento dall'architettura relazionale dell'Elsewhere.
In questo senso, Franco Faggiano non si limita ad applicare lo schema: lo incarna. La sua vita dimostra, per usare i termini stessi del Progetto Elsewhere, che l'identità e l'apertura non sono alternative da bilanciare, ma i poli pulsanti di uno stesso organismo vivente — e che la dinontorganica è il nome di questa vitalità comunitaria e relazionale in pieno atto.
Inquadramento epistemologico ed ermeneutico del progetto Elsewhere (La presa d'atto)
Il progetto "The Elsewhere Project" si colloca decisamente all'interno di una cornice epistemologica, e non puramente euristica.
Ecco perché, analizzando la struttura stessa del progetto e l'attività del laboratorio territoriale, possiamo affermare che si tratta di un'operazione interpretativa fondata su certezze concrete:
1. Non è un'ipotesi "astratta" (Perché non è solo euristica)
Se fosse una mera cornice euristica, Elsewhere sarebbe solo un'ipotesi di lavoro speculativa, un tentativo "al buio" privo di riscontri storici, in attesa di verifica empirica. Ma nel laboratorio realizzativo, il progetto nasce proprio per tradurre la teoria in modelli applicativi di innovazione e progettazione sociale sul territorio.
2. È una cornice epistemologica e rilettura ermeneutica
Siamo di fronte a una struttura epistemologica solida per due motivi fondamentali:
I risultati esistenziali pre-esistono e sono tangibili: come evidenziato nella biografia stessa di Faggiano (e nelle attività sul campo), i risultati ci sono già. Sono l'esistenza "scelta" a Ostuni (Somewhere), la rete di interazioni professionali (Anywhere) e le attività associative nazionali. La realtà fattuale è già compiuta.
L'ermeneutica come sintesi delle due teorie: lo schema funge da griglia interpretativa (ermeneutica) che prende la sociologia descrittiva di David Goodhart (il contrasto statico tra chi resta e chi viaggia) e la feconda con la filosofia ontologica di Tommaso Demaria.
Il Progetto Elsewhere non cerca di "scoprire" se lo schema funzioni; utilizza lo schema come un paio di occhiali epistemologici già tarati per leggere e strutturare i dati della realtà. È la dimostrazione scientifica che la polarità di Goodhart può essere superata e resa generativa solo attraverso la cellula relazionale e dinamica (la dinontorganica) teorizzata da Demaria.
* di Antonio Rossello, Sociologo
Approfondimenti
Articolo su L'Eco di Pavia: «Dinontorganica e progettazione sociale: un metodo per leggere le comunità»
Articolo su L'Eco di Savona: «Il progetto Elsewhere come realizzazione operativa della Dinontorganica»
Articolo sul blog di Pier Carlo Lava: «Case study: il progetto Elsewhere come realizzazione operativa della Dinontorganica»
Articolo sul blog di Pier Carlo Lava: «La rivoluzione della "Dinontorganica"»
Articolo su Solidarietà News: «Una via per rigenerare la Società e l'Impresa»
Articolo su Sociologia On Web: «Verso una Sociologia costruttiva: il realismo dinamico e la progettazione sociale dinontorganica»
Articolo su Pagina Tre: «Acta non verba: l'eredità di Tommaso Demaria e la sorpresa della Dinontorganica»
