To be EPS

«Mi muovo tra idee, persone e progetti. Là dove gli altri altri vedono confini, io costruisco connessioni.»

⚙️ LA PROGETTAZIONE SOCIALE NASCE DALLE RELAZIONI. 

Un Esperto di Progettazione Sociale (EPS) è un professionista che analizza bisogni collettivi e dinamiche di comunità, e progetta interventi organizzati per produrre cambiamenti sociali positivi e misurabili in contesti definiti.

Definizione sintetica

L’Esperto di Progettazione Sociale (EPS) si occupa di ideare, pianificare, gestire, monitorare e valutare progetti di intervento sociale e socio‑sanitario, spesso legati a politiche di welfare, formazione, sviluppo di comunità e cooperazione.

Opera in risposta a bandi pubblici e privati o su iniziativa autonoma di enti e organizzazioni, mobilitando risorse economiche, istituzionali e relazionali per migliorare la qualità della vita di individui, gruppi e comunità.

Caratteristiche sociologiche principali

Da un punto di vista sociologico, l’Esperto di Progettazione Sociale (EPS):

A) Legge i bisogni come fenomeni collettivi

  • Considera il disagio individuale anche nella relazione con il contesto sociale, comunitario e istituzionale nel quale si manifesta.
  • Analizza i fenomeni in termini di incidenza sul territorio, sui gruppi sociali, sulle rappresentazioni sociali e sulla loro persistenza nel tempo.

B) Adotta una prospettiva di sistema

  • Considera le interazioni tra attori, organizzazioni, servizi, norme e risorse, collocando ogni progetto dentro la rete di politiche sociali e di welfare.
  • Utilizza strumenti di analisi sociale e statistiche per misurare i fenomeni e leggere le trasformazioni in corso nel contesto.

C) È orientato al cambiamento sociale intenzionale

  • Concepisce il progetto come sequenza strutturata di azioni finalizzate a produrre cambiamenti sociali o culturali osservabili e valutabili nel contesto di riferimento.
  • Assume, quando coerenti con le finalità dell'intervento, valori quali benessere sociale, inclusione, giustizia sociale e pari opportunità.

D) Lavora in chiave partecipativa e reticolare

  • Promuove la partecipazione degli stakeholder (cittadini, associazioni, istituzioni, terzo settore, imprese) come condizione essenziale di legittimazione e di efficacia degli interventi.
  • Sviluppa e gestisce reti di collaborazione, attiva partnership territoriali e facilita processi di coprogettazione e co‑programmazione.

E) Integra analisi, metodo e valutazione

  • Coniuga analisi dei bisogni, definizione di obiettivi, scelta di metodi e strumenti, pianificazione temporale e finanziaria, monitoraggio e valutazione di impatto.
  • Progetta strumenti di monitoraggio e valutazione delle politiche e degli interventi, leggendo gli effetti sui soggetti coinvolti e sugli assetti organizzativi.
Competenze sociologiche distintive
  • Capacità di lettura del territorio: conoscenza dei servizi, delle reti formali e informali, delle fratture sociali e delle risorse latenti delle comunità.
  • Padronanza delle metodologie di ricerca sociale (quantitative e qualitative) per l’analisi dei bisogni e la valutazione degli esiti.
  • Competenza nel lavoro di rete e nei processi partecipativi, inclusa la gestione dei conflitti e la mediazione tra interessi sociali differenti.
  • Capacità di tradurre diagnosi sociologica in dispositivi operativi: obiettivi, attività, indicatori, risultati attesi e impatto sociale.   

In sintesi, da un punto di vista sociologico l’Esperto di Progettazione Sociale (EPS) è un attore che connette analisi scientifica dei fenomeni sociali, valori di giustizia e inclusione e capacità tecnica di trasformare tali istanze in progetti concreti di cambiamento.  

 

IL PROGETTISTA SOCIALE SUL CAMPO
 

⚙️ LO SGUARDO DELL'INVESTIGAZIONE SOCIOLOGICA. 

Progettare un intervento sociale significa, innanzitutto, conoscere la realtà nella quale quell'intervento dovrà essere realizzato. Può sembrare un'affermazione ovvia, ma nella pratica della progettazione sociale non sempre accade. Talvolta si parte direttamente dal problema percepito, da una necessità dichiarata o da una soluzione ritenuta efficace, senza interrogarsi sufficientemente sulle dinamiche sociali che hanno prodotto quella determinata situazione. È proprio in questo spazio che può collocarsi la figura del progettista sociale sul campo. Il suo compito non è semplicemente quello di elaborare un progetto, ma di investigare la realtà sociale prima di intervenire su di essa. In questa prospettiva, l'approccio dell'investigazione sociologica diviene una preziosa chiave interpretativa e operativa.
 
Prima di progettare, osservare

Il progettista sociale entra in un territorio, in una comunità, in un'organizzazione o in un gruppo portando con sé competenze progettuali, ma soprattutto una domanda: Che cosa sta realmente accadendo? Non è sufficiente sapere che esiste un problema. Occorre comprendere come quel problema viene vissuto dagli attori sociali, quali relazioni lo attraversano, quali comportamenti produce e quali condizioni ne favoriscono la permanenza.Il progettista osserva quindi ciò che accade, ma cerca anche ciò che non appare immediatamente.

✔ Chi partecipa?

✔ Chi rimane ai margini?

✔ Chi possiede autorevolezza?

✔ Quali sono le reti relazionali esistenti?

✔ Quali conflitti emergono?

✔ Quali risorse sociali sono già presenti?

✔ Quali bisogni vengono dichiarati e quali, invece, rimangono inespressi?

L'osservazione diviene così il primo strumento del progettista.
 
Dal problema percepito al fenomeno sociale

Uno dei rischi della progettazione è confondere il problema dichiarato con il fenomeno sociale. Una comunità può chiedere, per esempio, un'attività destinata ai giovani perché “i giovani non partecipano”. Ma il progettista non dovrebbe fermarsi alla richiesta. Dovrebbe investigare:

✔ Perché non partecipano?

✔ Non trovano interessanti le attività?

✔ Non si sentono rappresentati?

✔ Non esistono spazi adeguati?

✔ Vi sono barriere economiche?

✔ Esistono conflitti generazionali?

✔ La comunità adulta utilizza modalità comunicative che non raggiungono i giovani?

La domanda iniziale viene quindi trasformata. Da: “Come possiamo aumentare la partecipazione?” a: “Quali dinamiche sociali stanno producendo la mancata partecipazione?” È un passaggio fondamentale. Perché progettare una soluzione senza aver compreso il fenomeno può significare intervenire sul sintomo anziché sulle sue condizioni sociali.
 
Il campo come luogo di conoscenza

Il progettista sociale sul campo si avvale di strumenti propri della ricerca qualitativa: osservazione partecipante, interviste, focus group, analisi documentale, mappatura delle relazioni, adottando l'etnografia, che permette di entrare nella quotidianità delle comunità e comprenderne pratiche, linguaggi e significati, e la netnografia, che estende questa osservazione agli ambienti digitali, dove oggi una parte significativa delle relazioni sociali prende forma. Il campo, pertanto, non è più soltanto un luogo fisico. Può essere un quartiere, una scuola, un'associazione, un'organizzazione, ma anche una comunità digitale o uno spazio ibrido nel quale dimensione online e offline si intrecciano. Il progettista diventa così un osservatore immerso nella realtà, capace di raccogliere elementi che una semplice analisi documentale difficilmente potrebbe evidenziare.
 
Leggere le tracce sociali

L'investigazione sociologica introduce un'altra prospettiva particolarmente utile al progettista: quella delle tracce sociali. Una parola, un comportamento, un silenzio, una consuetudine, un conflitto, una fotografia, un commento sui social, una modalità di partecipazione possono diventare elementi attraverso i quali comprendere una realtà più ampia. Naturalmente una traccia non costituisce automaticamente una spiegazione. Deve essere contestualizzata, confrontata e interpretata. Per questo il progettista sociale dovrebbe adottare una regola semplice: nessuna osservazione, da sola, è sufficiente a spiegare un fenomeno. L'ascolto degli attori, l'osservazione diretta, i documenti disponibili e le dinamiche relazionali devono essere messi in relazione. È la triangolazione delle informazioni che permette di costruire una conoscenza più solida.
 
Il progettista non è un detective

La metafora dell'investigazione deve però essere interpretata correttamente. Il progettista sociale non è un detective alla ricerca di colpevoli. Il suo obiettivo è comprendere processi, relazioni, significati e condizioni sociali. Non domanda soltanto: “Che cosa è andato storto?” ma soprattutto: “Perché questa realtà funziona in questo modo?” E ancora: “Quali risorse possiede già la comunità?”, “Quali ostacoli impediscono a queste risorse di esprimersi?”, “Quali soggetti potrebbero diventare protagonisti del cambiamento?”. Questo spostamento di prospettiva è decisivo. Il territorio non viene considerato semplicemente come destinatario di un progetto, ma come portatore di conoscenze, relazioni, competenze e risorse.
 
Dall'investigazione alla progettazione

È qui che l'approccio investigativo incontra propriamente la progettazione sociale. Possiamo sintetizzare il processo in cinque passaggi:

OSSERVARE → COMPRENDERE → INTERPRETARE → CO-PROGETTARE → INTERVENIRE

L'osservazione produce informazioni. L'ascolto produce conoscenza. L'interpretazione individua dinamiche e priorità. La co-progettazione trasforma la conoscenza in ipotesi di intervento. L'azione verifica concretamente la validità del progetto. In questo modo il progetto non nasce semplicemente “per” la comunità, ma, quando possibile, “con” la comunità.
 
La domanda che precede ogni progetto

Il vero valore dell'investigazione sociale applicata alla progettazione non consiste quindi nell'aggiungere un ulteriore strumento tecnico alla cassetta degli attrezzi del progettista. Consiste soprattutto nel modificare il suo sguardo professionale. Prima di chiedersi: “Quale progetto possiamo realizzare?” il progettista dovrebbe chiedersi: “Quale realtà sociale stiamo realmente osservando?” E prima ancora: “Che cosa non stiamo vedendo?” Questa domanda introduce nella progettazione una dimensione riflessiva che può fare la differenza tra un intervento semplicemente ben costruito e un intervento socialmente pertinente.
 
Comprendere per progettare il cambiamento
 
Il progettista sociale sul campo può quindi essere considerato, in senso metaforico e metodologicamente consapevole, un investigatore della realtà sociale. Osserva senza fermarsi alle apparenze. Ascolta senza sostituirsi agli attori. Raccoglie tracce senza trasformarle automaticamente in verità. Confronta le informazioni. Interpreta i fenomeni nel loro contesto. Riconosce le risorse oltre ai problemi. E soltanto dopo tutto questo comincia a progettare. L'investigazione sociologica diviene così non una nuova metodologia, ma un modo di guardare la realtà prima di modificarla. Ed è forse questo il principio fondamentale della progettazione sociale: prima di progettare il cambiamento, bisogna comprendere la realtà che si vuole cambiare. Perché il buon progettista sociale non è colui che arriva con una soluzione già pronta. È colui che sa entrare nel campo, leggere la realtà, riconoscere le persone e trasformare la conoscenza condivisa in possibilità di cambiamento.
 
 
PROGETTARE IL CAMBIAMENTO, COSTRUIRE IL FUTURO.

⚙️ FRANCO FAGGIANO: RETI, PROGETTI, COMUNICAZIONE, FORMAZIONE.  

Esperto di Progettazione Sociale (EPS)  - socio dell’Associazione Sociologi Italiani, nonché segretario organizzativo della Macrodeputazione ASI "Nordovest" e direttore vicario del laboratorio ASI "The Elsewhere project". 

Opera nell’ambito della progettazione sociale, della divulgazione culturale e della costruzione di reti relazionali orientate alla coesione comunitaria, sviluppando nel tempo un percorso interdisciplinare che integra sociologia relazionale, cultura, memoria storica, outdoor education, networking territoriale e progettazione partecipativa.

La sua attività si colloca all’intersezione tra:

  • organizzazione;
  • analisi sociale;
  • progettazione culturale;
  • sviluppo di reti collaborative;
  • comunicazione pubblica;
  • valorizzazione territoriale;
  • costruzione di comunità relazionali.

L’obiettivo del suo lavoro è trasformare esperienze, competenze e connessioni umane in progetti capaci di generare impatto concreto sul territorio e contribuire alla costruzione del bene comune.

Nel corso della sua carriera ha maturato oltre quarant’anni di esperienza professionale in differenti settori, dall’industria aerospaziale al comparto assicurativo-finanziario, fino all’ICT, alla comunicazione e alla scrittura, sviluppando solide competenze:

  • organizzative;
  • gestionali;
  • relazionali;
  • progettuali;
  • formative;
  • comunicative.

Queste esperienze hanno contribuito alla costruzione di un approccio operativo orientato alla progettazione sociale contemporanea, fondato sulla capacità di creare connessioni tra:

  • persone;
  • associazioni;
  • istituzioni;
  • reti territoriali;
  • comunità locali;
  • realtà culturali e civiche.

Accanto all’esperienza professionale, ha sviluppato un articolato percorso culturale e formativo multidisciplinare, consolidando competenze trasversali nei campi della sociologia, della cultura umanistica, della memoria storica, della comunicazione e delle dinamiche relazionali, integrate nel tempo attraverso attività di ricerca, divulgazione e progettazione sociale.

La sua attività si caratterizza per una visione umanistica della progettazione sociale, nella quale:

  • cultura;
  • relazioni umane;
  • esperienza condivisa;
  • memoria collettiva;
  • territorio;
  • partecipazione civica;
  • comunicazione pubblica;

diventano strumenti concreti di costruzione comunitaria e inclusione sociale.

Particolare attenzione viene dedicata ai temi:

  • della sociologia relazionale;
  • della cittadinanza attiva;
  • della memoria attiva;
  • dell'educazione relazionale;
  • dell'educazione sociologica; 
  • della cooperazione associativa;
  • delle reti collaborative;
  • della valorizzazione culturale e territoriale;
  • della sostenibilità umana e sociale;
  • dell’innovazione sociale orientata alla persona.

Nel suo modello operativo, la comunità non viene intesa come semplice aggregazione di individui, ma come ecosistema relazionale da costruire e coltivare attraverso:

  • connessioni umane;
  • partecipazione attiva;
  • dialogo intergenerazionale;
  • esperienze condivise;
  • processi collaborativi;
  • progettazione sociale integrata.

La sociologia rappresenta, in questa prospettiva, uno strumento operativo capace di “unire i punti” delle esperienze professionali, culturali e associative maturate nel tempo, traducendo analisi e visione in percorsi concreti di sviluppo sociale e relazionale.

È autore e divulgatore in ambito sociologico e comunicativo, curatore del blog di divulgazione scientifica “Reti Sociali & Networking”, dedicato alla diffusione di buone pratiche di networking sociale, sociologia relazionale e costruzione di connessioni significative tra persone, organizzazioni e territori. 

Inoltre, è l'ideatore del progetto di educazione sociologica "Piccoli Sociologi a scuola – Conoscere le persone, costruire il futuro", un percorso educativo e divulgativo che introduce i bambini della scuola primaria, con un linguaggio semplice, coinvolgente e adatto alla loro età, ai principi fondamentali della sociologia, nonché di "Social ESG Lab" dedicato alla divulgazione e allo studio della dimensione Social del rating ESG attraverso sociologia applicata, progettazione sociale e misurazione dell'impatto. Altresì, ha ideato il Care Social Design, un modello sperimentale di progettazione sociale che propone un cambio di paradigma, ovvero passare da una concezione della cura come risposta assistenziale a una visione della cura come processo relazionale e generativo di valore sociale. Infine, in virtù di una ventennale esperienza specialistica, si propone quale Social Assurance Designer, sviluppando metodologie di progettazione sociale per il settore assicurativo, con l'obiettivo di interpretare i cambiamenti sociali, individuare nuovi bisogni di protezione e progettare, insieme a compagnie, intermediari e stakeholder territoriali, soluzioni capaci di generare valore assicurativo, sociale e territoriale.

Attraverso attività di divulgazione, conferenze, progettazione culturale, networking territoriale e iniziative esperienziali, promuove percorsi orientati alla ricostruzione del legame sociale in una società caratterizzata da:

  • frammentazione relazionale;
  • impoverimento delle reti comunitarie;
  • isolamento sociale;
  • perdita della memoria condivisa;
  • riduzione degli spazi di partecipazione civica.

Negli anni ha sviluppato e coordinato progetti, attività e reti finalizzate a favorire:

  • coesione sociale;
  • partecipazione comunitaria;
  • crescita relazionale;
  • valorizzazione del territorio;
  • educazione alla memoria;
  • costruzione di ambienti umani collaborativi;
  • sviluppo di comunità inclusive e partecipative.

Franco Faggiano si configura dunque come un progettista sociale interdisciplinare che opera, sul campo, da investigatore della realtà sociale, nella prospettiva della costruzione di relazioni generative e di comunità capaci di interpretare le trasformazioni della contemporaneità. La sua attività progettuale trova un significativo riferimento teorico nella Dinontorganica di Tommaso Demaria, concezione che interpreta la società non come una struttura statica o meramente organizzativa, bensì come un organismo dinamico di rapporti, valori e finalità in costante processo di sviluppo. La sua attività di ricerca sociale, invece, privilegia l'approccio qualitativo rispetto a quello quantitativo, adottando metodologie scientifiche quali l'etnografia (tradizionale) e la netnografia (digitale). Alla luce di tali criteri, promuove percorsi orientati alla valorizzazione della persona, alla partecipazione responsabile e alla generazione di capitale sociale, contribuendo alla formazione di ecosistemi comunitari fondati sulla cooperazione, sulla corresponsabilità e sul perseguimento del bene comune.